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beaglemania

 

IL BEAGLE ELISABETH NON ESISTE !!!

 

Fin troppo spesso allevatori, consiglieri del club, delegati regionali si sentono ripetere una domanda alla quale sono stufi di rispondere : "DOVE POSSO TROVARE UN BEAGLE DEL TIPO ELISABETH ? MI INTERESSA SOLO QUESTA VARIETA'".

Durante i vari anni dello sviluppo della cinofilia in Italia, alcune razze, di moda soprattutto, hanno visto nascere, purtroppo, inesistenti e ridicole dicerie sul proprio conto che ne hanno successivamente (ma solo in piccola parte)  condizionato anche l'ulteriore diffusione.

Il caso più eclatante nel Dobermann : molti si rifiutavano di prendere un cucciolo di questa razza per non essere costretti, loro malgrado, ad abbatterlo al sopraggiungere dei 7 anni, età in cui  il cervello subiva una repentina crescita, diciamo un'impennata, e la scatola cranica non era più in grado di contenerlo, per cui il cane diventava pazzo, aggredendo tutto e tutti, padrone compreso !!.

O il Rottweiler , che sarebbe il risultato di un incrocio tra un Mastino napoletano e un Dobermann.

Anche al nostro Beagle è successo qualcosa di simile : alcuni hanno la convinzione che in un allevamento è possibile acquistare un soggetto di taglia standard o uno di taglia Elisabeth ; basta decidersi.

Niente di tutto ciò.

A differenza delle 2 razze poco prima menzionate, di cui le cose dette sono state inventate di sana pianta, la varietà Elisabeth ha un minimo fondo di verità : essa è veramente esistita.

La più grande appassionata di Beagles di tutti i tempi fu la regina Elisabetta I d'Inghilterra (1533-1603) figlia di Enrico VIII e Anna Bolena (è questo il motivo per cui viene fuori un'altra piccola diceria errata sulla razza : " i cani della regina"; per cui si crede che il Beagle sia il cane preferito dell'attuale regina d'Inghilterra); essa ereditò una muta di Beagle in cui il più alto misurava 26cm al garrese; alcuni sfioravano i 18cm. Questi cagnetti erano il risultato di una precisa e lunga selezione (cosa  nella quale gli inglesi sono maestri).

Avevano un timbro di voce cristallino ed erano chiamati per questo motivo "singing".

Una muta completa poteva essere portata sul terreno di caccia nelle borse da sella o nelle paniere trasportate da un mulo ( un moderno cacciatore credo che provi un pò di invidia !!).

Mute di Beagles di piccolo formato si diffusero un pò ovunque assumendo nel tempo varie denominazioni : "rabbit beagle" (Beagle da coniglio), "pocket-beagle" (Beagle da tasca), "glove beagle" (Beagle da guanto),"dwarf beagle"(Beagle nano) per finire con "Beagle Elisabeth" in onore della regina.

La diminuzione della taglia non ebbe come conseguenza, come si è portati a credere, una diminuzione dell'avidità venatoria; al contrario, i "piccoletti" erano dei cacciatori di tutto rispetto!! D'altra parte il nome "rabbit-beagle" sta a ricordare l'utilizzo venatorio.

Questa varietà ebbe il momento di massima diffusione verso la metà del XIX secolo per poi svanire nel nulla; verso la fine dell'ottocento non esisteva più un solo esemplare.

Tutto questo nella madrepatria della razza : non ci risulta che un Elisabeth abbia mai messo piede in Italia.

A noi non resta che goderci il nostro Beagle, un meraviglioso cane alto dai 33 ai 40cm al garrese.

 

Pasquale La Marca

N.B.: LE NOTIZIE SUL BEAGLE ELISABETH SONO TRATTE DAL TESTO : "IL BEAGLE, L'HARRIER E IL BEAGLE-HARRIER" I CUI AUTORI SONO JACQUES BOURDON E GASTON DUTHEIL, CASA EDITRICE DE VECCHI.